massimo
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« il: Dicembre 13, 2009, 10:28:09 » |
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Uno dei più grandi rischi che si corre è quello di appiattirsi secondo logiche esterne, che ci piovono addosso senza avere gli adeguati strumenti che ci consentono di codificarli, di farli entrare nel nostro mondo. Il problema di per sé non è il fattore esterno, cioè il voler piacere a tutti i costi, quanto piuttosto i mezzi che ci danno la possibilità di difendere fino alla fine la nostra originalità, la nostra voglia di esserci sempre e comunque. Già, sempre e comunque. Basta capire il segreto della vita. E sì, la vita, il mettersi continuamente in gioco con se stessi, anche a rischio di sembrare diversi da come ci vedono, da come ci vogliono vedere. Basterebbe essere coscienti del fatto che essere diversi costituisce ricchezza, più di ogni altra cosa. Ricordo che in prima media, nell’ora di religione con Padre Ottavio, mi rimase impressa una discussione che ne scaturì dalla lettura di un paragrafo, dal titolo “Il segreto della vita”. Ne uscì fuori di tutto e di più, senza che effettivamente una risposta potesse dirsi più o meno giusta dell’altra. O forse questa discussione nacque al catechismo; di una cosa sono certo, c’era di mezzo la religione. Per alcuni anni non c’ho più pensato. Poi però una mattina Patti Smith mi ha dato la risposta. Certo, lei non lo sa, ma le sono grato. Ero in macchina e stavo andando a Catanzaro. L’autoradio nella mia macchina è sempre sintonizzato su radio Deejay. Se ci fosse una raccolta punti per quanto la si ascolta, a quest’ora sarei pieno di regali. C’era in onda il programma di Platinette. La Platy trasmette “Because the Night”. Inizio a canticchiarla, col mio inglese che più che maccheronico, lo definirei alla pasta e lenticchie. Questa è una delle canzoni preferite da Enry. Ecco il segreto della vita. Pensare alle cose che ci fanno stare bene, che quasi sempre fanno parte di quel cocktail di emozioni di cui tutti abbiamo bisogno. Quindi credo che la vita sia come un cocktail, anzi no, come i 4 salti in padella, che sono buoni ma che non sai il perché. Voltaire ha detto, pressappoco, che nella vita bisogna sempre far qualcosa se non ci si vuole suicidare. Ci ha invitati all’azione, ad agire sempre. Io la vedo così, almeno per quel che mi riguarda. Il suicidio di cui parla è quell’appiattimento di prima, le azioni sono gli ingredienti dei 4 salti in padella. Ciascuno di noi ha la sua personale ricetta. Un ingrediente però è fondamentale per tutti: il sorriso.
SCIAMBOLA Massimo
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